Si sono placati troppo presto i saturnali della pioggia, l'acqua ha lucidato le strade ma non i pensieri, dentro – in fondo al cuore - la siccità dura ancora, e del resto non ci sono grandi speranze che si attenui neanche di fuori, questa è solo una tregua, attendo arsure di più lunga durata e non solo per colpa della meteorologia.
Una distanza perplessa, dubitosa, un prendere la rincorsa
senza decidersi a saltare, ma pur sempre distanza; e piccola, anche: ma il tempo
per colmarla si era esaurito, disseccato come le nuvole sterili di questi mesi.
Ci sarebbe voluta la pioggia anche allora, quando piove mi estèmporo, come se (ecco, di nuovo) le mie parole potessero senza pericolo scivolare via insieme all’acqua, quasi fosse possibile, volendo, asciugarle o scuotersele di dosso come i cani, una scrollata e via, ma non piove quasi più, quest’anno è stato avaro anche di temporali.
Dall’ultimo appuntamento a un indomani che non è arrivato,
il tempo ha iniziato ad espandersi. In realtà ha solamente ripreso il suo
scorrere solito dopo che le sentenze della medicina lo avevano rallentato oltre
misura, schiacciando in ogni secondo disponibile tutti quelli che facevano
ressa presso un orizzonte che non avremmo raggiunto: tempo compresso la cui
densità gravava sul cuore e contro cui la ragione inutilmente dispiegava le sue
astuzie, a soppesare le speranze di rovesciar la clessidra ancora una volta,
troppo esile il mucchietto di sabbia rimasto sul fondo per quanto pesante sia
stato ciascun granello.
Ma è un attimo: già i ricordi si attenuano, come le nuvole vanno perdendo la loro marezzatura di nero per stemperarsi in un grigio uniforme, dove è più facile perdersi; d’altra parte il ricordo è un sogno consapevole, per questo è meno duro ricordare.
Presto sgomberato il cielo, la notte tornerà a franare in un acciottolio di
stelle.
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